Il primo passo…

Da circa una settimana siamo rientrati in Italia dopo il primo laboratorio a Dakar e finalmente abbiamo il tempo per fermarci e ripensare a questa esperienza.
E’ difficile racchiuderla in poche righe.
Sono bastate poche ore di volo per trovarci immersi in una realtà lontana, molto diversa da quella a cui siamo abituati: il Senegal.
Inizia la nostra avventura: è mercoledì mattina, siamo appena arrivati alla cooperativa Gis Gis, e attorno a un tavolo presentiamo il progetto Lab Dakar alle ragazze.
Tra una difficoltà linguistica e l’altra, cerchiamo di leggere nei loro volti le prime impressioni: la timidezza e una giustificata dose di diffidenza sono le protagoniste del nostro primo incontro.
Decidiamo quindi di iniziare subito le attività del laboratorio e conoscerci meglio lavorando insieme.
Fin da subito capiamo che al centro di questa settimana sarà il lavoro di squadra, suddividendoci le attività senza bisogno di troppe istruzioni.
I primi due giorni trascorrono in fretta, tutti impegnati nella realizzazione dei primi modelli di prova: Awa e Sokhna armeggiano i cartamodelli e tagliano il tessuto, Diaw e Maguette stirano, Coumba e Marie iniziano a cucire.
Nel frattempo, Sara dirige l’orchestra, Giulio fa l’apprendista regista e Stefania, cooperante Ipsia-Sunugal in loco, si destreggia in un triangolo linguistico Italiano-Francese-Wolof degno dei migliori traduttori simultanei.
Senza dimenticare l’instancabile Amy Fall che cucina “le petit dejeuner” per tutti. Piatto del giorno: Thièbou Dieune.
Come da tradizione, mangiamo tutti dallo stesso vassoio senza posate. La timidezza inizia a sciogliersi e le ragazze ci fanno sentire a casa.
Il giorno dopo, accompagnati da Awa, ci lanciamo nel caos della città alla ricerca dei tessuti per la collezione.
E’ una ricerca impegnativa: la giornata è calda e per tutto il giorno ci facciamo largo per le affollate vie del mercato, cercando fra le botteghe dei quartieri di Sandaga e Colobane i tessuti più adatti a raccontare la tradizione e il gusto del paese. Indispensabile sarà l’aiuto di Awa che ci aiuta a detreggiarci al meglio fra la miriade di colori e fantasie dei tessuti wax.
A mente fresca, dopo una domenica di relax per tutti, decidiamo insieme come abbinare i tessuti nei vari capi e che nomi dare ai modelli. La timidezza ormai è scomparsa e ognuno di noi propone la propria idea. Ci rimettiamo subito al lavoro, curiosi e impazienti di vedere i primi prototipi
della collezione. Adesso la timidezza fa posto all’entusiasmo nell’iniziare a vedere la collezione prendere forma.
Purtroppo è già tempo di salutarsi, proprio ora che il team Lab Dakar stava iniziando a conoscersi meglio.

La nostra valigia di ritorno pesa decisamente di più, non solo per tutti i tessuti che ci stiamo portando dietro ma soprattutto per l’esperienza con le ragazze. Si perché il laboratorio ci ha permesso non soltanto di lavorare insieme ma anche di scoprire i legami e i valori che legano le ragazze della cooperativa, condividere il loro stile di vita e conoscere uno scorrere del tempo più lento rispetto alla frenesia a cui siamo abituati.

Un ringraziamento speciale va a Stefania: senza il suo aiuto sarebbe stato impossibile anche solo immaginarsi uno scambio di competenze ma soprattutto di cultura così significativo.

“Mille passi cominciano sempre da uno”: abbiamo appena mosso il primo, impazienti di proseguire il nostro percorso con la cooperativa e curiosi di scoprire tutti insieme dove ci porteranno.


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